盲人摸象 – Difetti dell’induzione

novembre 29, 2010 at 10:59 am (Chengyu, Storie di re e ministri) (, )

“máng rén mō xiàng” – Ciechi che toccano un elefante

Molto tempo fa, viveva un re dalla grande saggezza che era chiamato Jingmian1. Nel regno, lui era l’unico a credere nella verità degli insegnamenti del Buddismo mentre tutti i sudditi e i vassalli erano convinti adoratori di religioni dissidenti. Per il re era come se una persona potesse dubitare della luce del sole e della luna e credere invece in quella delle lucciole. Per questo, era spesso afflitto e pensava: «Devo trovare un modo per educare il mio popolo, per fargli abbandonare le cattive credenze e farlo ritornare sulla giusta via!»

Un giorno, il re decise inaspettatamente di convocare i suoi ufficiali di corte e disse loro: «Voglio che andiate fino ai confini del regno a cercare tutte le persone che sono nate senza il dono della vista e, una volta che le avrete trovate, vi ordino di portarle qui a palazzo!» Così, gli ufficiali obbedirono, si separarono e si diressero a capi del paese per portare a compimento l’ordine ricevuto. Dopo poche settimane, tornarono tutti al palazzo del re portando con loro i non vedenti. Il re Jingmian fu molto contento e disse: «Molto bene, adesso andate a prendere un elefante e portatelo dove si trovano i ciechi!» La notizia dell’ordine del re si diffuse fra i sudditi e i vassalli, che rimasero molto sorpresi dalla cosa. Non riuscendo a capire cosa volesse fare quel giorno il sovrano, tutti i cittadini si affollarono per curiosare e prendere parte all’avvenimento.

Il re Jingmian si compiacque della cosa e fra sé pensò: “Perfetto, oggi ho finalmente l’occasione per educare il mio popolo”. Allora, si rivolse ai ciechi che aveva fatto convocare e disse loro di toccare il corpo dell’elefante, ognuno nel punto che gli era più comodo. Dopo di ché il sovrano chiese: «Adesso avete visto l’elefante?» e i ciechi risposero tutti: «Sì, maestà, lo abbiamo visto.» Il re allora domandò: «Sapete dirmi a cosa somiglia l’elefante?»

Il primo cieco, che aveva toccato il piede dell’animale, rispose: «Maestà, è facile! L’elefante è simile a un barile verniciato.»
Un secondo cieco, che invece aveva toccato la coda dell’elefante, disse: «Non è così, è simile a una scopa!»
Un altro cieco, che aveva toccato la pancia del pachiderma, si intromise dicendo: «Ma no, è un tamburo!»
Una quarta persona, che ne aveva toccato la sciena, replicò: «State tutti sbagliando! L’unica somiglianza vera è con un grande tavolo da tè.»
Il cieco che aveva toccato l’orecchia dell’elefante però disse: «Non ci siamo, l’elefante è simile a un ventaglio.»
Un sesto uomo, che aveva toccato il capo dell’animale, si mise a discutere dicendo: «Chi ha detto che somiglia a un ventaglio? È chiaro che l’elefante è un cesto rotondo!»
Un ultimo cieco rispose dopo aver toccato una delle zanne: «Maestà, in realtà l’elefante è appuntito come un corno…»

Dato che queste persone erano tutte cieche dalla nascita, nessuno aveva davvero idea di come fosse fatto quel grande animale ed era difficile capirlo solo toccandolo. Ognuno però si era fatto la sua idea, sbagliata, e non era disposto a rinunciarci. Così andarono a lungo avanti a litigare fra di loro.
Alla fine, il re Jingmian scoppiò in una grande risata e disse: «Suvvia, ciechi! Non c’è bisogno che litighiate in questo modo! Ognuno di voi ha potuto osservare solo un piccolo pezzo, ma siete tutti convinti di avere ragione? Non avete potuto osservare l’animale per intero ma pensate di sapere come sia fatto, in questo siete simili a quelle persone che non hanno ascoltato gli insegnamenti del Budda ma che credono lo stesso di conoscere la verità». Allora il re continuò a parlare rivolto alle persone che si erano affollate attorno: «Miei sudditi! Ci sono molte persone che credono nei principi superficiali e rozzi delle cattive religioni, ma che non si curano di studiare in modo approfondito e completo la verità del Buddismo, che differenza c’è fra quelle persone e questi ciechi che toccano un elefante?»
Da quel momento, il popolo abbandonò i falsi principi e iniziò a seguire la giusta strada, diventando fedele agli insegnamenti del Buddismo.

Traduttore: «Nella lista dei vari ciechi, ho saltato quello che ci era andato più vicino a indovinare. Infatti uno di loro, dopo aver toccato la proboscide, esclamò: “Ma questo è Rocco!”»
Erbetta: «Questa evito di commetarla…»
Traduttore: «Beh, di sicuro il re non ha insegnato al suo popolo il politicamente corretto. In realtà, questo chengyu si usa per indicare una persona che non è in grado di vedere le cose nella loro interezza e che confonde una parte con il tutto.»


Note del Traduttore

1 A parte il significato del suo nome, “镜面 – Jìngmiàn”, che si può tradurre come “faccia dello specchio”, non ho trovato informazioni sul re di questa storia e immagino che sia un personaggio di fantasia. Questa storia viene riportata nel Nirvana sutra (大般涅槃经 – dà bān Nièpán jīng), uno dei più importanti testi del buddismo Mahayana.

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